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Cresce la longevità: +8 anni per gli uomini

Salute Annalucia Migliozzi | 07/04/2026 14:45

L’Istituto Nazionale di Statistica conferma: l’Italia è oggi tra i Paesi più longevi al mondo, con una speranza di vita alla nascita che raggiunge gli 83,4 anni. Un risultato che riflette decenni di progressi sanitari, sociali e scientifici, ma che evidenzia anche importanti disuguaglianze territoriali.

Dal 1990 al 2024, la speranza di vita è aumentata significativamente:

  • +8 anni per gli uomini (fino a 81,5 anni)
  • +6,5 anni per le donne (fino a 85,6 anni)

Anche l’età mediana alla morte nel 2023 conferma questo trend positivo, attestandosi a 81,6 anni per gli uomini e 86,3 per le donne.

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Forti divari tra Nord e Sud

Nonostante il dato nazionale positivo, persistono differenze rilevanti tra Regioni:

  • meno di 82 anni in Campania
  • oltre 86 anni nelle Marche

Le aree del Mezzogiorno, in particolare quelle più popolose, risultano ancora svantaggiate, segnalando un gap legato a fattori socioeconomici, accesso ai servizi sanitari e stili di vita.

Il ruolo chiave della riduzione della mortalità infantile

Uno dei principali motori dell’aumento della longevità è stato il drastico calo della mortalità nel primo anno di vita:

  • 230 decessi ogni 1.000 nati vivi nell’Ottocento
  • 2,7 per mille nel 2023, tra i valori più bassi al mondo

Questo miglioramento è il risultato di un lungo percorso che ha coinvolto:

  • migliori condizioni igienico-sanitarie
  • alimentazione più adeguata
  • progressi della medicina
  • diffusione dei vaccini

Dal declino delle malattie infettive al Covid-19

Con il miglioramento delle condizioni di vita, la mortalità per malattie infettive è drasticamente diminuita, arrivando a rappresentare circa l’1% dei decessi totali dagli anni ’90.

Un’inversione temporanea si è registrata nel 2020 con la pandemia di COVID-19, che ha riportato il peso delle infezioni al 12,4% dei decessi, sceso poi al 5% nel 2023.

Progressi anche per altre cause di morte

Negli ultimi due secoli si è osservata una forte riduzione della mortalità per:

  • malattie respiratorie (da 500-600 a circa 60-70 decessi ogni 100mila abitanti)
  • malattie dell’apparato digerente (da circa 400 a 40)

Questi miglioramenti hanno contribuito a stabilizzare la mortalità generale intorno a 1.000 decessi ogni 100mila abitanti già dagli anni ’50, nonostante il progressivo invecchiamento della popolazione.

Una conquista da difendere

Il report sottolinea come la longevità italiana sia il risultato di un processo storico complesso, rafforzato anche dall’introduzione nel 1978 di un sistema sanitario universalistico.

Oggi, però, questa conquista richiede nuove strategie per affrontare le sfide legate all’invecchiamento della popolazione e alle disuguaglianze territoriali, mantenendo al centro prevenzione, equità e accesso alle cure.

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