
Nursing Up: sanità territoriale debole rispetto all’Europa. Senza filtro e presa in carico, PS sovraccarichi e cronicità mal gestita.
La debolezza della sanità territoriale continua a spingere la domanda sanitaria verso i pronto soccorso, con un impatto diretto su sovraffollamento, tempi di attesa e qualità dell’assistenza. È il quadro delineato dal sindacato Nursing Up, che mette a confronto il modello italiano con quello dei principali Paesi europei.
"L’Europa ha costruito una sanità territoriale che filtra, accompagna e previene. L’Italia continua a inseguire l’emergenza", afferma Antonio De Palma, presidente nazionale del sindacato.
Il nodo: assenza di filtro e pressione sui pronto soccorso
Nei sistemi europei più avanzati, il primo accesso non è il pronto soccorso ma una rete di cure primarie strutturata, attiva anche fuori dall’orario ordinario. In questi modelli, tra il 70% e l’80% dei casi a bassa complessità viene gestito sul territorio, con una riduzione degli accessi impropri al pronto soccorso stimata tra il 25% e il 30% (dati Ocse).
In Italia, al contrario, il pronto soccorso resta spesso la principale porta d’ingresso anche per bisogni non urgenti, con un carico crescente su strutture pensate per gestire l’emergenza.
Un quadro che trova conferma anche in alcune realtà regionali, dove fino al 70% degli accessi è rappresentato da codici bianchi e verdi, segno di una domanda sanitaria che non trova risposta sul territorio.
Cronicità sempre più precoce e domanda in crescita
Il problema si accentua nella gestione delle patologie croniche, che iniziano a manifestarsi in modo significativo già attorno ai 58 anni, anticipando la domanda di presa in carico rispetto alle età più avanzate.
Secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, oltre il 57% degli over 65 presenta almeno una patologia cronica. Nel complesso, le malattie croniche concentrano oltre il 70% del carico di malattia nei Paesi sviluppati, diventando il principale ambito di domanda sanitaria.
Quando la cronicità non è gestita in modo continuativo sul territorio, tende a tradursi in riacutizzazioni, accessi ripetuti al pronto soccorso e un aumento della pressione sul sistema di emergenza-urgenza.
Squilibri organizzativi e carenza di personale infermieristico
A incidere è anche la struttura del sistema. Il rapporto infermieri/medici in Italia è compreso tra 1,3 e 1,5, contro una media europea tra 2,2 e 2,7 (Ocse), limitando la capacità di presa in carico territoriale.
"Continuare a leggere la crisi solo come carenza di personale è riduttivo. Il punto è che il nostro modello territoriale non è stato progettato per funzionare in modo integrato", osserva De Palma.
PNRR e rete territoriale: il rischio di un’infrastruttura senza modello
Le analisi sullo stato di attuazione della Missione Salute del Pnrr evidenziano ritardi e disomogeneità nella costruzione della rete territoriale, con criticità anche nell’integrazione tra ospedale e territorio.
Il rischio è quello di realizzare infrastrutture senza un modello organizzativo capace di renderle operative.
Dalla gestione dell’emergenza alla presa in carico
"Senza una rete capace di filtrare, accompagnare e prevenire, continueremo ad avere ospedali sotto pressione e territori fragili", conclude De Palma.
Il tema fondamentale resta il passaggio da un sistema centrato sull’emergenza a un modello basato sulla presa in carico continuativa, in grado di intercettare i bisogni prima che diventino acuti.
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