
Con Interceptor la medicina predittiva entra nella gestione del declino cognitivo lieve
Individuare in anticipo chi, tra i pazienti con un disturbo cognitivo iniziale, è destinato a sviluppare una demenza entro tre anni potrebbe cambiare radicalmente la presa in carico clinica. È questo l’obiettivo di Interceptor, il progetto di ricerca italiano che ha messo a punto uno strumento predittivo capace di stimare il rischio di evoluzione verso la demenza, e in particolare la malattia di Alzheimer.
Un modello di previsione
Il sistema, basato su algoritmi e sviluppato a partire da dati clinici, biologici e genetici, si è dimostrato "molto accurato nell’individuare i soggetti destinati ad ammalarsi", secondo quanto riportato dallo studio pubblicato sulla rivista Alzheimer’s & Dementia. Lo scopo è distinguere in maniera precoce, all’interno di una popolazione ad alto rischio, chi necessita di un monitoraggio più stretto e mirato.
La rete della ricerca
Il progetto, coordinato da Paolo Maria Rossini, direttore del Dipartimento di Neuroscienze e Neuroriabilitazione dell’IRCCS San Raffaele di Roma, nasce dalla collaborazione tra Istituto superiore di sanità, Policlinico Gemelli IRCCS, IRCCS Istituto Neurologico Besta, IRCCS San Raffaele di Milano e IRCCS Fatebenefratelli di Brescia ed è stato promosso e finanziato dall’Agenzia italiana del farmaco con il Ministero della Salute.
Una condizione clinica eterogenea
Il contesto clinico di riferimento è quello del deterioramento cognitivo lieve (Mci), una condizione che rappresenta una forma di invecchiamento cerebrale patologico distinta dalla demenza conclamata. Secondo le stime dell’Istituto superiore di sanità, in Italia quasi un milione di persone presenta Mci e ogni anno circa 100.000 di questi pazienti sviluppano una forma di demenza. Le evidenze indicano che fino al 50% dei soggetti con Mci va incontro, nel tempo, a un peggioramento clinico, mentre l’altra metà mantiene una piena autonomia funzionale e sociale.
I dati dello studio e la capacità predittiva
La diversa evoluzione clinica dei pazienti con Mci rende strategica l’identificazione di chi svilupperà una forma di demenza nel breve termine. Il progetto ha coinvolto oltre 350 individui con Mci, seguiti per circa tre anni in 19 centri italiani. Durante il follow-up, il 29,6% dei partecipanti ha sviluppato una forma di demenza e il 22,4% una malattia di Alzheimer. Sulla base dei dati raccolti, i ricercatori dell’Iss hanno elaborato un modello predittivo che integra diversi parametri, tra cui biomarcatori di demenza e fattori genetici, come il genotipo ApoE. Il modello consente una stima personalizzata della probabilità di ammalarsi entro tre anni e permette di classificare i pazienti in fasce di rischio "basso, intermedio o alto".
La pratica clinica
Interceptor è pensato per un utilizzo nella pratica clinica e nei contesti di sanità pubblica, con potenziali ricadute sulla programmazione assistenziale e sulla gestione dei percorsi di cura. In prospettiva, lo strumento potrebbe anche supportare le decisioni terapeutiche, contribuendo a individuare i pazienti più appropriati per l’impiego dei nuovi trattamenti che potranno entrare in uso in Italia.
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