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Sepsi, la corsa contro il tempo: antibiotici entro un’ora anche prima dell’arrivo in ospedale

Infettivologia Lucia Oggianu | 08/04/2026 13:14

Le nuove linee guida 2026 puntano su trattamento precoce, test rapidi per identificare il germe e una gestione più attenta dei fluidi al fine di ridurre le complicanze

Agire subito, senza attendere l’ingresso in reparto. È questo il cambio di passo indicato dalle nuove linee guida 2026 della Surviving Sepsis Campaign, che raccomandano l’avvio della terapia antibiotica entro la prima ora dalla diagnosi, anche in fase pre-ospedaliera, direttamente in ambulanza. Un approccio che mira a ridurre la mortalità di una condizione grave e a rapida evoluzione come la sepsi, che in Italia colpisce ogni anno circa 250mila persone.

Terapia antibiotica immediata, anche sul territorio

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Le nuove raccomandazioni, pubblicate dalla European Society of Intensive Care Medicine e dalla Society of Critical Care Medicine, rafforzano un messaggio chiave: il tempo è un fattore decisivo.

"Intervenire entro la prima ora può fare la differenza tra la vita e la morte" – sottolinea Massimo Antonelli, direttore del Dipartimento di Scienze dell’emergenza, anestesiologiche e della rianimazione della Fondazione Policlinico Gemelli, che ha coordinato il documento insieme a Hallie Prescott dell’Università del Michigan.

Secondo le linee guida, la somministrazione dell’antibiotico deve avvenire il prima possibile, idealmente entro sessanta minuti dal sospetto diagnostico, aprendo alla possibilità di iniziare il trattamento già in ambulanza, prima del ricovero ospedaliero.

Diagnostica rapida per individuare il germe e le resistenze

Accanto alla rapidità, le linee guida 2026 pongono l’accento su un impiego più mirato degli strumenti diagnostici. Viene raccomandato l’utilizzo di test rapidi, in grado di identificare tempestivamente il microrganismo responsabile dell’infezione e di rilevare eventuali resistenze antimicrobiche, senza attendere i tempi più lunghi delle colture tradizionali.

Un aspetto cruciale in un contesto segnato dalla crescente diffusione dei batteri multiresistenti. "Le infezioni sostenute da germi Mdr sono oggi la causa più frequente dell’evoluzione di una grave infezione verso la sepsi e lo shock settico", evidenzia Antonelli.

La "de-resuscitazione" nella gestione dei fluidi

Tra le principali novità delle nuove linee guida figura anche una maggiore attenzione alla gestione dei liquidi. Dopo la fase iniziale di rianimazione, viene introdotto il concetto di "de-resuscitazione", ovvero la rimozione dei liquidi in eccesso, con l’obiettivo di ridurre le complicanze legate al sovraccarico idrico nei pazienti critici.

In Italia 250mila casi l’anno, mortalità ancora elevata

Nel nostro Paese la sepsi origina più frequentemente da polmoniti, infezioni dell’apparato genito-urinario, ascessi addominali e complicanze infettive legate a pancreatiti e colecistiti. Ogni anno si stimano tra 40mila e 70mila decessi correlati a questa condizione.

"In Italia si registrano circa 250mila casi di sepsi ogni anno – precisa Antonelli – con una mortalità ospedaliera tra il 20% e il 25%, che può arrivare fino al 40% nelle forme più gravi, nonostante i progressi terapeutici".

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