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Fine vita, boom di richieste di informazioni a otto anni dalla legge sul testamento biologico

Associazioni Redazione DottNet | 30/01/2026 11:44

Dopo i video appelli di Caterina e Cristiano raddoppiano le chiamate al Numero Bianco dell’Associazione Luca Coscioni, che rafforza il servizio con un’équipe di medici per colmare il vuoto informativo sui diritti di fine vita

A otto anni dall’entrata in vigore della legge sul testamento biologico, il diritto a essere informati sul fine vita resta ancora poco conosciuto. A dimostrarlo è l’impennata di richieste registrata dal Numero Bianco sul fine vita dell’Associazione Luca Coscioni, servizio gratuito di informazione e orientamento rivolto a cittadini, pazienti, familiari e operatori sanitari.

Il 31 gennaio ricorre l’anniversario della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (DAT), una ricorrenza che quest’anno coincide con un forte aumento delle chiamate, innescato dai video appelli pubblici di Caterina Banin, vedova di Ezio, malato di SLA, e di Cristiano, che ha raccontato la storia della compagna Patrizia, colpita da ictus e incapace di esprimere le proprie volontà. Entrambi hanno denunciato la mancanza di informazioni istituzionali sui diritti di fine vita.

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Dal lancio del video di Caterina, il 26 gennaio, le chiamate al Numero Bianco (06 9931 3409) hanno superato le 50 al giorno, quasi il doppio rispetto alla media del 2025, ferma a 29. Un dato ancora più significativo se si considera che nell’intero 2025 l’Associazione Luca Coscioni ha ricevuto circa 16.000 richieste complessive – tra telefonate, email e lettere – pari a una media di 43 al giorno.

Le domande più frequenti riguardano eutanasia e suicidio medicalmente assistito, l’interruzione delle terapie e la sedazione palliativa profonda. Temi complessi, spesso affrontati quando le persone si trovano già in condizioni di urgenza o fragilità.

Per rispondere a questa crescente domanda di informazione, l’Associazione ha annunciato il potenziamento del Numero Bianco: per le prossime due settimane il servizio sarà rafforzato dal coinvolgimento di un’équipe di medici, coordinata da Mario Riccio, anestesista noto per aver assistito Piergiorgio Welby e per aver seguito i primi casi italiani di suicidio medicalmente assistito.

Dall’ascolto diretto dei cittadini emerge una richiesta chiara: non scorciatoie, ma certezze”, spiega Riccio. “Le persone vogliono sapere cosa succede se non saranno più in grado di decidere, come viene gestito il dolore, quale valore hanno le DAT e il ruolo del fiduciario. Spesso questi diritti esistono sulla carta, ma non vengono spiegati né applicati in modo uniforme”.

In assenza di una campagna informativa istituzionale, il rafforzamento del Numero Bianco punta a colmare un vuoto che rischia di lasciare pazienti e famiglie soli proprio nei momenti più delicati del percorso di cura.

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