
Dal 16 marzo scattano gli adempimenti previsti dalla Legge Gelli-Bianco. Comitati sinistri e risk management diventano centrali nella difesa delle strutture.
Si chiude definitivamente la fase transitoria della riforma sulla responsabilità sanitaria: dal 16 marzo 2026 tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, sono tenute ad adeguarsi agli obblighi previsti dai decreti attuativi della Legge Gelli-Bianco.
Il passaggio segna un cambio di passo nella gestione del rischio clinico, che da elemento accessorio diventa parte integrante dell’organizzazione sanitaria.
Dalla gestione del contenzioso alla prevenzione del rischio
La novità non è solo formale. Il sistema si sposta da una logica difensiva, centrata sul contenzioso, a un modello orientato alla prevenzione degli eventi avversi.
"Il vero cambio di paradigma è passare da una gestione reattiva del contenzioso a una gestione preventiva del rischio clinico", osserva Fulvio Basili, presidente di ECOSafety, società specializzata nella consulenza sul rischio clinico. "Organizzazione, formazione e tecnologia devono lavorare insieme per ridurre gli eventi avversi e migliorare la sicurezza dei pazienti".
Comitati sinistri e relazione annuale: cosa cambia per le strutture
Tra gli adempimenti più rilevanti vi è l’obbligo per ogni struttura di dotarsi di un Comitato Valutazione Sinistri, interno o in convenzione, con il compito di analizzare le richieste risarcitorie sotto il profilo clinico, medico-legale e giuridico.
Diventa inoltre strutturale la relazione annuale sul rischio sanitario, che deve valutare l’efficacia dei processi adottati, monitorare l’andamento degli eventi avversi e individuare criticità organizzative.
Non si tratta solo di adempimenti burocratici: questi strumenti incidono direttamente sulla capacità della struttura di sostenere un eventuale contenzioso.
Le implicazioni per medici e organizzazioni
La mancata conformità agli obblighi può avere conseguenze rilevanti, non solo sul piano assicurativo ma anche su quello dell’accreditamento e della posizione difensiva in giudizio.
In un contesto in cui il contenzioso sanitario continua a generare migliaia di richieste risarcitorie ogni anno, il rafforzamento del risk management diventa quindi un elemento chiave non solo per la sicurezza delle cure, ma anche per la sostenibilità del sistema.
Per i professionisti sanitari, il cambiamento implica una maggiore integrazione tra pratica clinica, aderenza alle linee guida e processi organizzativi, in una logica in cui la qualità della cura e la gestione del rischio diventano sempre più interdipendenti.
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