
Oltre 5.700 medici di famiglia mancanti in 18 Regioni e più di 8.000 in uscita entro il 2028. Per Gimbe la crisi è strutturale e aggravata dall’invecchiamento della popolazione.
La carenza dei medici di famiglia in Italia non è più un fenomeno episodico, ma il segnale di una crisi strutturale destinata ad aggravarsi nei prossimi anni. A indicarlo sono le analisi della Fondazione Gimbe, che mettono insieme due elementi destinati a convergere: una dotazione già insufficiente e un’ondata di pensionamenti imminente.
Secondo i dati più recenti, nel Paese mancano oltre 5.700 medici di medicina generale distribuiti in 18 Regioni, con criticità più marcate nelle aree a maggiore densità abitativa. Il carico assistenziale medio ha già superato i livelli considerati ottimali: ogni medico segue in media 1.383 assistiti, ben oltre la soglia di riferimento di 1.200.
Alcuni esempi rendono evidente la dimensione del fenomeno. In Lombardia si registrano 1.540 medici mancanti e ogni professionista arriva a seguire in media 1.533 pazienti, mentre in Veneto gli assistiti medi sono 1.526 e in Campania 1.425, a fronte di una carenza di oltre 600 medici. Anche in regioni con sistemi sanitari strutturati come Emilia-Romagna e Piemonte si registrano rispettivamente oltre 500 e 460 medici mancanti, con carichi assistenziali ben superiori alla soglia ottimale.
"Con livelli di saturazione così elevati viene limitato il principio della libera scelta", osserva il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta.
Una crisi destinata a peggiorare
Il quadro attuale rischia però di essere solo una fase intermedia. Tra il 2025 e il 2028, infatti, oltre 8.000 medici di famiglia raggiungeranno l’età pensionabile, dopo che tra il 2019 e il 2024 il sistema ne ha già persi più di 5.000.
Secondo Gimbe, alla base della carenza vi è una programmazione inadeguata, incapace di garantire un ricambio generazionale sufficiente. Anche nelle ipotesi più favorevoli — con tutte le borse di formazione assegnate e nessun pensionamento anticipato — le nuove entrate non sarebbero comunque in grado di compensare le uscite.
"Per anni non è stato garantito il necessario ricambio generazionale rispetto ai pensionamenti dei medici di famiglia", sottolinea Cartabellotta.
Più bisogni, meno medici
A rendere ancora più critica la situazione è la trasformazione demografica. Nel 2025 gli over 65 in Italia sono quasi 14,6 milioni, e oltre la metà convive con due o più patologie croniche. Negli ultimi quarant’anni la popolazione anziana è quasi raddoppiata, mentre gli over 80 sono triplicati.
Un aumento della domanda di assistenza che non è stato accompagnato da un adeguamento del numero di medici né dei modelli organizzativi.
"Senza una visione – avverte Cartabellotta – Governo e Regioni continueranno a mettere in campo soluzioni frammentate per tamponare una grave crisi che richiede invece una riforma organica e coraggiosa della medicina generale".
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