
Dopo il caso di Napoli lieve flessione nelle adesioni. Il nodo è rafforzare campagne stabili e trasparenza nel sistema trapianti.
Il caso del bambino di Napoli sottoposto a trapianto di un cuore poi rivelatosi danneggiato ha riaperto un tema delicato: la fiducia nel sistema della donazione e dei trapianti. Secondo la presidente di AIDO, Flavia Petrin, negli ultimi giorni si è registrata "qualche sì in meno alla volontà di donazione e qualche revoca in più". Numeri contenuti -va specificato - ma che comunque sono un segnale da non trascurare: indicano quanto il clima emotivo possa incidere su una scelta già di per sé complessa.
Petrin invita comunque a non leggere il dato come un segnale d’allarme strutturale: "Complessivamente raccogliamo circa 25mila manifestazioni positive di volontà l’anno" e solo a gennaio 2026 le adesioni sono state 4.500. Resta il dato di fondo: circa 8mila persone sono oggi in lista d’attesa e il 30% dei cittadini esprime opposizione alla donazione.
Il rischio di un effetto rimbalzo
Il ministro della Salute Orazio Schillaci, intervenendo sulla vicenda, ha parlato della possibilità di "un effetto rebound" sul sistema trapianti. Per evitarlo, ha sottolineato, è necessario "fare chiarezza e togliere ogni dubbio", perché "chi compie un atto così nobile deve sapere che quell’organo verrà usato nel miglior modo possibile".
Il tema, dunque, non è solo clinico ma istituzionale: la tenuta del sistema dipende dalla percezione di trasparenza, correttezza e affidabilità.
Dall’opposizione, la capogruppo di AVS alla Camera Luana Zanella ha chiesto al ministro di "presentare un piano" di campagne informative più incisive sulla donazione di organi.
Il confronto politico è inevitabile, ma la questione va oltre le dinamiche di maggioranza e opposizione.
Un indirizzo che non può essere episodico
Il sistema italiano dei trapianti, coordinato dal Centro Nazionale Trapianti presso l’Istituto Superiore di Sanità, rappresenta una delle reti più strutturate del Servizio sanitario nazionale. Negli ultimi anni le campagne di informazione hanno contribuito ad aumentare le donazioni in diverse Regioni.
Ma la promozione della cultura della donazione può essere lasciata alle sole campagne periodiche o deve diventare un asse permanente di politica sanitaria?
La donazione è un atto volontario che presuppone fiducia nello Stato e nei professionisti. Se la fiducia si incrina, anche solo temporaneamente, il sistema si indebolisce. Per questo la risposta non può essere solo reattiva. Deve essere strutturale: trasparenza sugli esiti, comunicazione continua, educazione civica stabile.
Nel 2024 oltre 4.500 persone hanno ricevuto un trapianto. È questo il dato che dovrebbe restare al centro del discorso pubblico.
Se esiste il rischio di un "effetto rimbalzo", la risposta non è abbassare i toni, ma consolidare un indirizzo chiaro. La cultura della donazione non può dipendere dall’onda emotiva di un singolo episodio. È una scelta collettiva che richiede continuità, responsabilità e un impegno istituzionale non intermittente.
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